Siti archeologici

ABITATO DI PIANVALLE

L’abitato di Pianvalle sorge sulle pendici del monte Caprino; venne riportato alla luce attraverso una serie di campagne di scavo iniziate nel 1971.L’area ha restituito tracce di abitazioni e di ambienti realizzati con murature in pietra a secco (foto 1 e 2).

vista dei resti dell'abitato protostorico vista del settore  vista dei resti dell'abitato protostorico

La frequentazione del sito inizia molto probabilmente nel neo-eneolitico (attestata da alcune incisioni rupestre), mentre una prima fase dell’abitato è collocabile intorno al IX – VIII secolo a.C. La notevole densità di strutture evidenzia un’organizzazione interna di tipo proto-urbano.

CAMERA GRANDE

All’interno del Parco Spina Verde, tra i numerosi reperti archeologici risalenti alla cosiddetta civiltà di Golasecca (fine età del bronzo e inizio età del Ferro – XI sec. a.C.) sono visibili le cosiddette Camere in roccia: esse rappresentano i più antichi resti di abitazione dell’area. Le camere in roccia sono strutture rettangolari, scavate nella roccia su due o tre lati, con un piano rialzato in legno e in argilla e la copertura sorretta da pali. La più evidente è la Camera Grande:

particolare dei muri perimetrali che sostenevano la palificata e il muro esterno. vista di insieme del sito. particolare dei gradini di accesso intagliati nella roccia arenaria affiorante.

essa ha la base rettangolare di 8 metri per 5 circa, tre pareti scavate a picco con un’altezza massima di 3,15 metri e presenta un argine di grosse pietre rinvenuto in corrispondenza della quarta parete che dava verso valle e che costituiva il basamento del muro. Nel pavimento della Camera Grande sono riconoscibili le tracce dei pali che sostenevano il soffitto e una serie di canali di scolo che servivano per il deflusso delle acque.

CAMERA CARUGO

All’interno del Parco Spina Verde, tra i numerosi reperti archeologici risalenti alla cosiddetta civiltà di Golasecca (fine età del bronzo e inizio età del Ferro – XI sec. a.C.) sono visibili le cosiddette Camere in roccia: esse rappresentano i più antichi resti di abitazione dell’area. Le camere in roccia sono strutture rettangolari, scavate nella roccia su due o tre lati, con un piano rialzato in legno e in argilla e la copertura sorretta da pali.

vista di insieme del sito ricavato dalla gonfolite.

La camera Carugo è una struttura a base rettangolare scavata in blocco di arenaria e caratterizzata da due alte pareti litiche a nord ed est: i muri perimetrali sono rettificati sulla sommità (a m 2.40) con un livello intagliato (largo m 0.60) oltre il quale la roccia continua con andamento inclinato (per m 4.5); la pavimentazione è ricavata su alto zoccolo di pietra.
(tratto dalla schede per il Piano Archeologico del Parco – a cura di dott.ssa Chiara Niccoli – arch. Alessandra Bonfanti)

FONTE DELLA MOJENCA

All’interno del Parco Spina Verde, tra i numerosi reperti archeologici risalenti alla cosiddetta civiltà di Golasecca (fine età del bronzo e inizio età del Ferro – XI sec. a.C.) si trova la suggestiva Fonte della Mojenca; si tratta di una struttura con percorso in galleria che ricopre il corso d’acqua sorgiva; a sostegno della struttra vi sono murature laterali a secco realizzate con grossi lastre e blocchi di areanaria gonfolitica e granito; degna di nota è la copertura superiore con lastre di arenaria e granitoidi di ampie dimensioni e peso.

vista dell'ingresso della fonte coperta dalla vegetazione (rimossa successivamente per valorizzare il sito). suggestiva immagine dell'interno della fonte, coperta, come si puà vedere dalla foto, con lastre di serizzo.

La struttura ha un imbocco imbocco quadrangolare va via via restringendosi verso l’interno fino a raggiungere una lunghezza e uno sviluppo di 16/18 metri.
Alcuni studiosi vedono la volontà di monumentalizzare il corso d’acqua; altri sostengono che il particolare orientamento sia voluto per i riti celtici legati al solstizio d’inverno. Ancora oggi un gruppo di appassionati organizza la visita il 21 Dicembre per vedere la fonte illuminata dal sole al tramonto
(tratto dalla schede per il Piano Archeologico del Parco – a cura di dott.ssa Chiara Niccoli – arch. Alessandra Bonfanti)

TRACCE DI CARRO

La civiltà di Golasecca (fine età del bronzo e inizio età del Ferro – XI sec. a.C.) ha lasciato numerosi segni nel territorio oggi amministrato dal Parco Regionale Spina Verde. Tra i più diffusi lungo il sentiero tematico n°11 “protostorico” vi sono le cosiddette “tracce di carro”.

affioramento di arenaria in localtà prestino dove sono ancora visibili le tracce del passaggio dei carri e delle slitte trainate.

Esse sono caratterizzate da un doppio binario inciso sulla roccia arenaria sottostante; i “binari” si sono creati quando gli antichi abitanti del luogo passavano con delle slitte trainate a mano o da animali (buoi o cavalli) adibite al trasporto di cose e materiali da un punto all’altro della vasta zona abitata dai golasecchiani in Spina Verde.
(tratto dalla schede per il Piano Archeologico del Parco – a cura di dott.ssa Chiara Niccoli – arch. Alessandra Bonfanti)

 

ROCCIONE DI PRESTINO

Le rocce incise rappresentano un’ulteriore testimonianza dell’antica civiltà di Golasecca presente oggi nel Parco Regionale Spina Verde.
Tra i luoghi dove è possibile osservare le incisioni rupestri vi è il cosiddetto Roccione di Prestino, segnalato per la  prima volta nel 1877 da Vincenzo Barelli, presenta diverse incisioni tra cui gradini intagliati, piccoli fori a forma di coppella (semisfere rotonde e intagliate nella roccia),  fori di ampia dimensione e profondità tra cui  uno a sezione quadrata ed uno a sezione circolare che il Barelli interpretò come struttura di una tomba che in precedenza era stata privata della pietra di copertura e degli oggetti di corredo.

Particolarmente importante è la figura antropomorfa costituita da un segno verticale e da un cenno di corpo cornuto con una coppella centrale. Questo tipo di incisione è presente in altre aree dell’arco alpino ed è ritenuto tra i più antichi ed è nota con il nome di “Omino di Prestino”.
(tratto dalla schede per il Piano Archeologico del Parco – a cura di dott.ssa Chiara Niccoli – arch. Alessandra Bonfanti)

 

SASS DELLA STRIA

Le rocce incise, all’interno del Parco Regionale Spina Verde, possono essere ritrovate principalmente nei luoghi adiacenti agli antichi abitati di Pianvalle e al versante del Monte Caprino interessato dalla strutture abitative della Camere in Roccia. Una eccezione è rappresentata dai due massi incisi in località Albate, a più di un chilometro in linea d’aria dalle aree storicamente abitate dai Golasecchiani.

suggestiva immagine della roccia affiorante con le incisioni rupestri.

Una della due è il cosiddetto “Sass della Stria”, o Sasso della Strega. La roccia è interessata da numerose incisioni non figurative (coppelle spesso collegate con canalette) e incisioni  figurative (croci). Ovviamente il nome “Sasso della Strega” rimanda alla sfera “religiosa” e “mistica” rappresentata per le antiche popolazioni di queste rocce nonché delle incisioni su di esse.

Lo scenario in cui è inserita la roccia è particolarmente suggestivo tanto è che Magni, archeologo degli inizi del secolo scorso, scriveva: “la roccia è come un corpo di una grossa balena estinta […] col dorso solcato da profondi incavi naturali […] e da lunghi canaletti a guisa di serpi che suggestionano coloro che guardano il masso fino a giungere a credere di vedere la massa scuotersi ed aprir le membra per lasciarne uscire spettri e streghe fino all’effetto orrido e pauroso che coglie chiunque vede il masso, di sera, in mezzo al bosco”.
(tratto dalla schede per il Piano Archeologico del Parco – a cura di dott.ssa Chiara Niccoli – arch. Alessandra Bonfanti)

 

SASSO DELLE CENTO COPPELLE

Le rocce incise, all’interno del Parco Regionale Spina Verde, possono essere ritrovate principalmente nei luoghi adiacenti agli antichi abitati di Pianvalle e al versante del Monte Caprino interessato dalla strutture abitative della Camere in Roccia. Una eccezione è rappresentata dai due massi incisi in località Albate, a più di un chilometro in linea d’aria dalle aree storicamente abitate dai Golasecchiani.

la roccia incisa

Qui ritroviamo il cosiddetto “masso delle Cento Coppelle” che è per l’appunto caratterizzato da numerose incisioni semisferiche (le coppelle) collegate tra loro con canalette.
(tratto dalla schede per il Piano Archeologico del Parco – a cura di dott.ssa Chiara Niccoli – arch. Alessandra Bonfanti)

 

ROCCIONE DI PIANVALLE

Le rocce incise rappresentano un’ulteriore testimonianza dell’antica civiltà di Golasecca presente oggi nel Parco Regionale Spina Verde.
Tra i luoghi dove è possibile osservare le incisioni rupestri vi è, primo per dimensione e importanza, il roccione di Pianvalle.
Esso è una roccia-altare con incisioni forse a carattere rituale-devozionale connesso con culti delle pietre e culti solari; tra le incisioni rupestri figurative si segnalano  incisioni a forma di ascia, di triangolo (da connettere con i  simboli  vulvari della fertilità),  e quindi a forma di antropomorfo a “phi” dotato di piccole corna.

immagine di insieme della grnde roccia incisa del Pianvalle, corrispondende al settore

Tra  le numerose incisioni a coppelle rinvenute vanno segnalate quelle disposte ora in ordine sparso (spesso collegate fra loro da piccoli canaletti incisi) o in file parallele, quelle disposte in forma geometrica (a triangolo, a rettangolo, a reticolo) oppure composte in forma elaborata (a rosetta o a croce); coppelle sono state poi osservate a ridosso di due particolari incisioni a forma di ruote raggiate che, riconosciute da alcuni studiosi come simboli solari, sembrerebbero databili allo stesso orizzonte cronologico.

immagine del cosidetto immagine della

La serie di incisioni rinvenute sul banco roccioso in vari punti e dovute ad operazione di affilamento di punte metalliche o allo sfregamento di oggetti metallici sottoposti a politura sono state messe in relazione con l’area artigianale metallurgica rinvenuta a ridosso del fronte meridionale del banco roccioso.
(informazioni tratte dalla schede del Piano Archeologico del Parco Spina Verde – a cura di dott.sa Chiara Niccoli e arch. Alessandra Bonfanti).